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Lapide

Amici del Transilvania


“Dracula”, il celebre romanzo dell’irlandese Bram Stoker, insieme a “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hide” di R.L. Stevenson e al “Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde, rappresentano il filone orrifico-drammatico che scuote il pubblico dell’Impero Vittoriano.
L’eterna lotta tra il bene e il male assume toni inquietanti sulla scia del precedente successo di Mary Shelley con “Frankenstein o il Prometeo moderno” – del 1818, ma se quest’ultimo rappresenta il principio di una letteratura fantascientifica, i successivi colpiscono al mento la puritana e repressa società vittoriana con un conflitto che è tutto interiore. Sebbene meno evidente che in Wilde o in Stevenson, anche Dracula è un personaggio archetipico. La capacita di annullare le dimensioni dello spazio e del tempo, il contagioso bisogno di sangue e la vulnerabilita ai raggi solari ne fanno un simbolo mitico della parte oscura che alberga l’animo umano. Il conflitto non è tra eserciti nemici ma all’interno della tranquilla quotidianita, celato nel perbenismo ipocrita e moralizzante di una società in decandenza, nella nostra lacerata personalità. Anche dopo ucciso, il mostro non è mai completamente vinto, egli è sempre pronto a rinascere, a tornare in vita, perché parte integrante dell’animo e della personalità umana. Il mito di Dracula, dell’impalatore o dell’assetato vampiro è vivo e presente anche nel 2005, ma assume forme e significati differenti. Se per l’epoca vittoriana era una bestia da uccidere e debellare, oggi diviene simbolo di un libertà da evocare. Quella bestia che alberga nel cuore è anche, come nel mito di Psiche e Pan, la parte più antica e ribelle contrapposta al raziocinio pianificatore, la sensualita e la passione che esplodono sfuggendo al rigido controllo della mente. Trasformarsi in vampiro è un atto liberatorio, un rito propiziatorio necessario a riaquistare il contatto con la nostra natura di uomini, a riappropriarsi dell’umanità rubata dal ritmo cadenzato del quotidiano ciclo di doveri, fatto di rapporti sociali sempre più virtuali e rarefatti, dalla paura del contatto e della relazione.
Peppe in Action Il Rock ‘n’ Roll rappresenta la ribellione giovanile al sistema, ed in questo senso esalta quello spirito libero e quella voglia di trasgressione anche delle generazioni non più di “primo pelo”. Il connubio Rock e Vampiri appare senz’altro azzeccato, nei toni e nei colori come nella voglia di scatenarsi.
Ecco che le chitarre dei riff/raff graffiano e mordono al collo (succhiando watt e birra e non sangue) al Transilvania, il nuovo locale della famosa catena di Hard rock cafè, squotendo l’ambiente con iniezioni di entusiasmo e scosse di vitalità.. altro che cimitero..sembrava di essere in discoteca, una pista da ballo per pazzi scatenati, un ballo di San Vito frenetico spinto dalle note rombanti dell’elettricità. Il sodalizio tra rock e lapidi non è nuovo, sicuramente è una novità a Latina, ed i riff/raff hanno impiegato tutto il loro repertorio in questa operazione di riscatto dalla morte, riuscendo perfettamente. L’energia sprigionata dal grande Lupo che si dimena e incita a partecipare dal palco è uno dei peculiari punti di forza dei riff/raff, una caratteristica, quella della performance e del coinvolgimento, che fa difetto a molti gruppi rock . L’esibizione live non è solo musica, ma un fertile incontro tra teatro e musica, un mix di esibizione ed interpretazione drammatica nel quale le note si sposano alla gestualità generando un evento unico e irripetibile, una dedica personalizzata, un dono appassionato ricambiato dal feedback del pubblico dei presenti che non può far altro che abbandonarsi ed arrendersi al flusso ritmico del rock.

Peppe in action

Long live rock, I need it every night,
Long live rock, come on and join the line,
Long live rock, be it dead or alive.

Bruno Nati

© Bruno Nati b.nati@free.panservice.it 2005 - Aggiornato il